La Consulta 1219

L’Ordine delle Professioni infermieristiche della Provincia di Vercelli ha aderito alla Consulta 1219 delle Professioni divenendo Socio fondatore della stessa. Le organizzazioni consociate, che condividono le antiche attività delle corporazioni e delle arti liberali medievali che contribuirono in misura determinante allo sviluppo politico, economico e culturale di Vercelli e del suo territorio, intendono cogliere l’occasione altamente simbolica degli 800 anni dalla posa della prima pietra dell’Abbazia di Sant’Andrea, primo esempio compiuto di gotico in Italia, avvenuta il 19 febbraio 1219, per progettare e realizzare azioni idonee a far conoscere, valorizzare e promuovere Vercelli e il suo territorio provinciale, attraverso il suo grande patrimonio di beni culturali materiali ed immateriali, le sue eccellenze, sedimentatesi nell’arco di oltre quindici secoli, il suo patrimonio paesaggistico ed ambientale, le sue risorse umane e professionali storiche e contemporanee, la tipicità delle sue tradizioni, delle sue attività economiche e dei suoi prodotti enogastronomici, artigianali ed imprenditoriali.

L’attività della Consulta si avvia con le iniziative per le celebrazioni degli 800 anni dell’Abbazia di Sant’Andrea in Vercelli, di proprietà del Comune di Vercelli.

I membri della Consulta sono:

  • Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati delle Provincie di Vercelli e Biella
  • Ordine degli Avvocati di Vercelli
  • Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali delle Province di Vercelli e Biella
  • Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Vercelli
  • Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI) della Provincia di Vercelli
  • Associazione Nazionale Commercialisti Vercelli
  • Associazione senza scopo di lucro A.R.T.E.
  • Federmanager di Vercelli
  • Ordine dei farmacisti delle Province di Vercelli e Biella
  • Collegio Notarile di Vercelli e Novara
  • Museo Farmacia Picciola

Vercelli fu un Municipio romano di ragguardevole importanza e quando nel secolo III° apparve il Cristianesimo e gradatamente riuscì a penetrare fra i diversi strati sociali, Vercelli divenne nell’Italia occidentale uno dei principali centri del nuovo Culto. Eusebio crea la nuova diocesi con un cenobio, dal quale nascono i vescovi di Torino, Novara, Ivrea, Tortona e Aosta. La sua Diocesi infatti è riconosciuta come la più antica del Piemonte e, specialmente durante il periodo Eusebiano il suo Vescovo dovette avere una giurisdizione territorialmente molto ampia. La sua Diocesi diventa fulcro e matrice del Cristianesimo, che determina ancora oggi il primato religioso in Piemonte. Con la caduta dell’Impero la terra vercellese fu attraversata da varie orde di barbari finché si fermarono stabilmente i Longobardi. Dopo due secoli di dominazione Longobarda, sino all’anno mille sul territorio vercellese si avvicendarono i Franchi, ci furono scorrerie degli Ungari e non mancarono neppure le incursioni dei saraceni.

La vita si svolgeva attorno a rari centri abitati, i campi erano abbandonati, la carestia e le malattie infierivano.

In tanta barbarie ci fu una breve parentesi di luce con l’Episcopato di Attone (924 – 960 c.), scrittore, uomo politico e severo riformatore dei costumi ecclesiastici. Ma dopo di lui Vercelli e il suo territorio fecero le spese della drammatica lotta scatenata dal Marchese di Ivrea per la conquista del Regno d’Italia.

Tale situazione si trascinò fin verso il 1020 e quando Leone Magno, Vescovo di Vercelli, ne uscì vittorioso non poté contemplare attorno a sé se non devastazione e rovina: del suo episcopato rimangono beni culturali di valenza mondiale. I crocifissi in lamina d’argento che egli fece realizzare per il Duomo di Vercelli, per il Duomo di Casale e San Michele di Pavia rappresentano tutt’oggi un mirabile esempio di arte medievale.

Se formalmente il Vescovo di Vercelli fu al massimo della sua potenza, tuttavia la guerra mise in movimento strati sociali nuovi, creando nuovi orizzonti di vita soprattutto fra i piccoli feudatari e Vercelli vide passare Vescovi fedeli al Papa e Vescovi fedeli all’Imperatore: il potere vescovile, pur riuscendo a salvare le sue attribuzioni ed i suoi privilegi giuridici, perse molto del suo prestigio, creando le premesse per l’emergere di altre forze politiche e sociali.

Dalla metà del secolo XI° a tutta la prima metà del secolo XII° la popolazione vercellese si accresce. Giungono persone attratte dalla possibilità di svolgere attività artigianali e commerciali ed anche i piccoli signori di campagna sentono la necessità di avere una casa fra le sue mura. Si sente anche la necessità di un nuovo tipo di governo, sicuro e adatto ai nuovi tempi.

I maggiorenti di Vercelli allora si associano in una organizzazione capace di tutelare i loro comuni interessi e di rappresentarli nei loro comuni diritti. In questo modo nasce e si sviluppa con grande rapidità una nuova istituzione: il Comune.

Per le sue origini il Comune di Vercelli ebbe a lungo un carattere aristocratico e, fino agli inizi del secolo XIII°, Vercelli fu governata dai nobili e dalla parte più cospicua della sua borghesia.

L’aumentata intensità della vita economica e sociale, la rivalità fra le famiglie nobili e borghesi, e infine le diverse circostanze politiche provocarono un cambiamento di tutta la struttura comunale e tutte le categorie economiche facevano sentire la loro voce attraverso le corporazioni.

Il Vescovo, che già alla metà del secolo XII° aveva di fatto perso gran parte del suo potere sulla città, all’inizio del secolo successivo accettò una specie di compromesso per cui all’atto della sua elezione concedeva l’investitura del Comitato al Comune.

Infine dopo lunghe controversie, nell’aprile 1243 il Comune riusciva ad acquistare tutta la giurisdizione temporale che il Vescovo aveva al di qua del Po fra la Dora e la Sesia, e al di là nel territorio di Casale.

Il Comune perseguiva una paziente, tenace e coerente politica espansionistica principalmente in due direzioni: verso il Po, al fine di garantire i suoi commerci con Genova attraverso il passaggio di questo fiume, e lungo il corso della Sesia per contenere i novaresi e per aprirsi una via alla regione dei laghi. Questa politica fu causa di una serie di conflitti giuridici e di atti di guerra che con alterne vicende e rare tregue perdurarono fino ai primi decenni del secolo XIII°. Solo la mediazione interessata e minacciosa di Milano costrinse Vercelli ad abbandonare la zona del Cusio e del Verbano ai novaresi mentre manteneva libertà di azione ad Ivrea ed in Valsesia.

Intanto, nonostante le guerre, Vercelli fioriva.

I suoi commerci, energicamente tutelati dalla potenza politico militare del Comune, potevano espandersi su un’area sempre più vasta. Dove poi l’iniziativa privata era insufficiente subentrava l’iniziativa pubblica. Così il Comune amministrava a regime monopolistico lo smercio di tutta la produzione delle macine da mulino della Valle d’Aosta e così il Comune sfruttava appaltandole le miniere d’argento e di rame della Vellesessera.

E fu ancora il Comune che nel 1228 fondò l’Univesitas Scholarium, riuscendo a far trasferire a Vercelli una cospicua parte dello Studio padovano. L’Università di Vercelli è il primo esempio di Università moderna in Europa, infatti lo Studium era organizzato anticipando i campus universitari moderni.

Quasi contemporaneamente, nel 1227, venne ultimata la basilica di S. Andrea. La splendida impresa fu voluta dal Cardinale Guala Bicchieri, e lo stesso nel 1224 fece sorgere quella che divenne la massima istituzione ospedaliera della città e di tutto il Vercellese: l’Ospedale di S. Andrea.

La presumibile data di nascita del Cardinale è il 1155. Il padre Guala fu console di Vercelli nel 1180 e in qualità di commissario generale guidò i cristiani all’assedio di Acri nella terza crociata.   Dopo essere stato colpito dalla peste divenne Cavaliere Templare e donò all’Ordine le sue vaste ricchezze.  Morì in difesa della Terrasanta si presume nell’anno 1193.

Della madre del Cardinale non si hanno notizie e non se ne conosce neppure il nome.

Il fratello primogenito chiamato Manfredi fu console della città nel 1201 e decurione fino alla sua morte avvenuta nel 1231. Si ignora la sua data di nascita.

La famiglia Bicchieri di parte Ghibellina fu molto attiva nel governo della città fino alla sua estinzione collocabile nella seconda metà del 1300.

Il giovane Guala fu avviato alla carriera ecclesiastica e venne aggregato tra i Canonici di S. Eusebio.  Compiuti gli studi regolari e il tirocinio, verso i trent’anni venne consacrato Canonico di S. Eusebio, il 5 dicembre dell’anno 1187 “in vigilia Beati Nicholai”.

É quasi certo che il Canonico Guala Bicchieri compì i propri studi, come era in uso a quei tempi, fra le università di Parigi e di Bologna. È certo che in quest’ultima città si recò per affinare il Diritto Canonico.  Qui conobbe, ancora studente, Lotario dei Conti di Segni, futuro Papa Innocenzo III.

Intorno ai quarant’anni ricevette gli Ordini Maggiori e venne ordinato Diacono.

Nel marzo o nel dicembre del 1205 veniva creato Cardinale Diacono di Santa Maria in Portico da Papa Innocenzo III. Alla dignità cardinalizia assurse probabilmente anche per i meriti del padre e delle sue grandi imprese quale Commissario Generale alla terza crociata presso Acri, e per le sue doti personali che erano conosciute e apprezzate da Innocenzo III fin da quando era suo compagno di studi a Bologna.

Nel 1208 fu Legato pontificio alla Corte di Francia con un mandato molto ampio, tanto che il Papa nella lettera di accredito scrive che a Lui “concedeva la plenaria facoltà di estirpare e di distruggere e di edificare e di piantare quello che nella Chiesa di Dio trovasse doversi estirpare, distruggere, edificare e piantare”. Il mandato  anche se non scritto, era quello di promuovere in Francia una Crociata in Terrasanta e nello stesso tempo era quello di riformare i costumi corrotti del clero francese  e di fare indagini con “destrezza” circa lo scabroso divorzio del Re Filippo Augusto. Egli operò la riforma del Clero con molta decisione: riscosse approvazione unanime deponendo Abbati e riducendo alle norme ecclesiastiche altri prelati.  Impartì nuove norme disciplinari agli studenti.

Intanto l’eresia degli Albigiesi minacciava di estendersi a tutta l’Europa ed il Papa ordinò che le truppe raccolte per la crociata si rivolgessero contro il Conte di Tolosa, capo degli Albigiesi.

Dopo lunghe e delicate trattative con l’accorta e diplomatica azione del Cardinale, anche lo spinoso problema della volontà del Re Filippo Augusto di divorziare dalla Regina Ingeburga si risolse con la definitiva riconciliazione che avvenne nel 1213.

Nel 1216 il Cardinale viene inviato da Papa Innocenzo III in Inghilterra come Legato Pontificio alla corte di Re Giovanni.

Nello stesso anno muore Innocenzo III e al Soglio Pontificio viene eletto il Cardinale Cencio Sabellio, con il nome di Onorio III, che confermerà il Cardinale Guala Bicchieri nella Legazione presso la corte Inglese.

Alla morte di Re Giovanni sarà proprio il Cardinale Guala Bicchieri che provvederà in nome del Papa, nella Cattedrale di S. Pietro di Glucester ad ungere e ad incoronare Enrico III Re d’Inghilterra.

Dopo aver avuto parte attiva a tutti i più grandi eventi del tempo il 12 settembre 1218 gravato dagli anni il Cardinale Guala Bicchieri tornò a Roma. Il 19 febbraio del 1219 il Cardinale poté assistere alla posa della prima pietra della erigenda nuova Abbazia di S. Andrea in Vercelli.

Finalmente vedeva la luce un progetto al quale lavorava da molti anni.

I lavori per la costruzione dell’Abbazia iniziarono nel marzo del 1219, fu consacrata nel 1224 e fu terminata nel 1227.

Dei numerosi lasciti con i quali il Cardinale aveva dotato l’Abbazia ve ne furono alcuni che furono destinati dal medesimo per la costruzione di un ospedale progettato e costruito di fronte all’Abbazia stessa.

Dopo vari altri incarichi come Legato pontificio per i Papi Onorio III e Gregorio IX compiuti gli ottant’anni morì presso la Chiesa dei SS Martino e Silvestro in Roma e la sua agonia fu confortata da Papa Gregorio IX in persona. (… fu poi sepolto nella chiesa Lateranense, alla presenza del Sig. Papa Gregorio IX e di tutti i Cardinali di S.R.C. del Patriarca di Gerusalemme e di molti Arcivescovi e Vescovi…”

La data di inizio dei lavori per la costruzione dell’Ospedale Maggiore è sicuramente il 1223.  L’anno successivo, il 1224 è invece l’epoca precisa in cui si può dire sia stata ultimata la costruzione.  Nel 1223 in un documento del 9 novembre, a proposito di beni dati ai Canonici Vittorini, sta scritto che tali beni sono ceduti a “beneficio della nuova chiesa di S. Andrea e dell’Ospedale che il Cardinale intendeva di far costruire presso detta Chiesa”.  L’11 novembre 1224 il Cardinale stesso dispone che i beni già spettanti alla Chiesa di S. Andrea formino la dotazione dell’Ospedale, con l’aggiunta di altri beni che egli aveva acquistato da tale Giordano de Marco.

Un anno appena sarebbe intercorso fra il progetto e la costruzione, tempo breve ma sufficiente se si considera che il primo nucleo dell’Ospedale, quale appare ancora, era di piccole dimensioni.

La dedicazione dell’erigendo Ospedale a S. Andrea Apostolo, titolare della Basilica, era ovvia per la ragione che l’Ospedale doveva essere annesso alla Chiesa di S. Andrea, non solo perché posto di fronte, ma perché doveva stare alle dipendenze dell’Abbazia.

Della erezione dell’Ospedale fu incaricato Tommaso Gallo che divenne poi Abbate dell’Abbazia di S. Andrea: se ne ha notizia in un documento conservato presso l’Archivio di Stato.

Giulio Zella

Vercelli, 19 febbraio 2019